Hotel occupati al 50% per il ponte dell’Immacolata. Toti: «Risultato significativo». Albergatori: «Il 50% è bassa stagione, non si mantiene l’occupazione»

Destagionalizzazione, per la categoria è un risultato ancora tutto da conquistare, soprattutto per mantenere per l’intero anno i livelli occupazionali. Aumento della tassa di soggiorno a Genova, Gazzolo (Confindustria): «Il Comune ci ha detto di voler investire di più sulla comunicazione. Diamo fiducia, ma verificheremo». Il più grande limite della gestione comunale del settore? «Non attiene all’assessorato al Turismo. Gli eventi non vengono più concordati e le categorie non vengono informate»

Il 50% di occupazione delle camere degli hotel per il ponte dell’Immacolata è un grande successo o un dato ancora insufficiente a garantire la sopravvivenza dell’industria-turismo? Il settore gode dei buoni risultati dell’alta stagione, ma, secondo gli albergatori, non garantisce posti di lavoro a tempo indeterminato per tutti i dipendenti se la media della percentuale di occupazione annuale delle camere non si attesta sull’80%.

Laura Gazzolo, coordinatore regionale del Turismo di Confindustria e vice presidente sezione Turismo Cultura Comunicazione di Confindustria Genova, spiega che il risultato reso noto dalla Regione è corretto: l’occupazione per il ponte dell’Immacolata è davvero al 50%, ma sul fatto che questo sia un buon risultato non concorda.
Toti: «Il 50% di occupazione è un risultato impensabile fino a pochi anni fa»
Per il presidente della Regione Giovanni Toti è «Un risultato impensabile fino a pochi anni fa, e particolarmente significativo se si pensa che, storicamente, il periodo a cavallo tra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno, che coincide con l’avvio della stagione sciistica, il turismo in Liguria era praticamente inesistente – commenta il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti – Oggi, grazie al lavoro di promozione e valorizzazione che portiamo avanti con decisione su diversi fronti, e grazie a una proposta culturale sempre più ampia, diffusa e coinvolgente, Genova è diventata una meta turistica 12 mesi l’anno, e tutto il resto della Liguria si sta avviando in questa direzione, in particolare grazie ai flussi di visitatori stranieri, che da gennaio ad agosto di quest’anno sono cresciuti dell’11,07% rispetto allo stesso periodo del 2022. Nel complesso, tenendo conto sia del turismo italiano che di quello estero, nello stesso periodo, la nostra regione ha visto oltre 12 milioni di presenze, il 3,65% in più rispetto allo stesso periodo di un anno, il 2022, che possiamo definire l’anno d’oro del turismo in Italia e in Europa».
«Il turismo – ha aggiunto Toti – è un settore determinante per la nostra regione, e significa lavoro, sviluppo e crescita non solo per le persone e le imprese direttamente collegate come quelle alberghiere e della ristorazione, ma per un vasto indotto che comprende, solo a titolo di esempio, tutta la filiera enogastronomica e quella nautica. Solo per citare un singolo dato, nel 2022 gli occupati del settore “commercio, alberghi e ristoranti” sono cresciuti del 10,3% rispetto al 2021, ben 13.246 unità in più».
Confindustria: «Il 50% di occupazione è bassa stagione»
I posti di lavoro stagionali, però, secondo gli imprenditori di Confindustria, sono ancora troppi e questo proprio perché l’obiettivo della destagionalizzazione non è stato ancora raggiunto.
«Col 50% di occupazione non si campa – spiega Gazzolo -. Questo vale soprattutto per gli alberghi più piccoli. Il 50% delle camere occupate, per la maggior parte degli alberghi medio-piccoli che hanno una media di 30 camere, vuole dire appena 15 camere occupate. Insomma, il 50% di occupazione significa bassa stagione. Per reggere bene un hotel ha bisogno dell’80% di occupazione annuale e con 6 mesi al 50% questo obiettivo non è raggiungibile. Forse non ci rendiamo conto che il 50% di occupazione vuole dire lasciare a casa i lavoratori stagionali».
Una e due stelle, i soggetti più deboli
I soggetti più deboli nel settore del turismo sono proprio gli alberghi più piccoli, a una o due stelle. Quelli a tre stelle, se ben piazzati in città, hanno prezzi da quattro stelle. Quelli a una o due stelle subiscono più degli altri la concorrenza spietata di B&B e case vacanze, spiega Gazzolo. «È per questo che quando è cominciata la discussione in Comune sulla tassa di soggiorno – dice la presidente regionale e vice presidente cittadina del Turismo di Confindustria – abbiamo insistito molto perché non si pesasse più di tanto su queste categorie». Anche perché sui clienti degli alberghi con più stelle 4 o 5 euro al giorno non pesano granché rispetto ad aumenti anche più limitati su quelli degli uno o due stelle.
L’aumento della tassa di soggiorno comunale
Sulla tassa di soggiorno, Gazzolo pone in primis una questione di metodo: «Siamo stati coinvolti sono pochi giorni prima della decisione di giunta – dice – e abbiamo discusso troppo brevemente. Abbiamo cercato di capire perché il Comune voleva imporre l’aumento e l’assessora al Turismo Alessandra Bianchi ci ha spiegato che l’intenzione è quella di impegnarsi maggiormente sul fronte della promozione turistica e sull’accoglienza dei turisti. Abbiamo chiesto formalmente che questo accada. Diamo fiducia, ma siamo pronti a denunciare se questo non avverrà». Gli introiti per il Comune aumenteranno da cinque e mezzo a otto milioni di euro. Di questi, solo il 60% vanno in promozione. Il 40% da sempre entra nelle casse di Tursi. «Solo ai tempi dell’assessore Carla Sibilla ci è stato dato conto delle opere realizzate con questo denaro – prosegue Gazzolo -. Ci era stato fornito un elenco di opere che in qualche modo potevano migliorare l’esperienza dei turisti in città e ce lo siamo fatti andare bene. Poi non ci è stato detto più nulla dalle varie assessore che si sono avvicendate. Elisa Serafini è rimasta troppo poco. Dalle altre non siamo mai riuscite a sapere per cosa è stato speso il 40% della tassa di soggiorno. Ora l’assessore Bianchi si è impegnata a fornirci i dati».
La nuova tassa di soggiorno
Ecco quanta pagherà dal 1º marzo ogni turista ogni giorno a secondo della categoria dell’hotel. Cifre analoghe valgono, a seconda delle categorie, per residenze turistiche e locande.
- 1 stella: 2 euro (ad oggi pagano 1,50 euro)
- 2 stelle: 2,5 euro (ad oggi pagano 1,50 euro)
- 3 stelle: 3 euro (ad oggi pagano 1,50 euro)
- 4 stelle: 4 euro (ad oggi pagano 3 euro)
- 5 stelle e 5 stelle lux: 5 euro (ad oggi pagano 4,50 euro)
Il problema degli eventi non concertati e della categoria non informata
Il più grande vulnus della gestione del turismo da parte del Comune è paradossalmente, secondo Gazzolo, qualcosa che non ricade sotto la competenza dell’assessora al Turismo.
Il settore, sia in Regione sia in Comune, è tripartito, spartito tra i partiti della maggioranza. Questo, soprattutto in Comune (mentre in Regione Toti tiene comunque le fila del settore in generale), rappresenta una forte debolezza.
Il problema segnalato dalla rappresentante di Confindustria per quanto riguarda il Comune è la mancanza di concertazione e addirittura di informazione sugli eventi cittadini. In sostanza, gli assessorati competenti non partecipano al tavolo del Turismo nonostante pare ne siano ancora membri. Non esiste rapporto con la categoria, che non è in grado di modulare il proprio lavoro in base agli eventi stessi e nemmeno di fare promozione attraverso i loro canali come accadeva fino a qualche anno fa. In sostanza, con il suo comportamento, il Comune rinuncia di fatto a una potenziale promozione per la città che potrebbero mettere in atto gli albergatori (soprattutto nel caso dei grossi gruppi) o le loro associazioni. «Una volta questo accadeva – conclude Gazzolo -. Chiediamo con forza di tornare a confrontarci sugli eventi della città».
Ne esce un quadro autoreferenziale della gestione degli eventi a livello politico e per nulla orientato a incrementare con tutti gli strumenti a disposizione le presenze turistiche.


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